ALFA BETA
LE LETTERE GRECHE IN OCCIDENTE
Bisanzio–Italia–Europa
Graeca sunt, sed tamen leguntur
Palazzo del Parlamento Ellenico, Peristilio
Il Parlamento Ellenico presenta la mostra «Alfa Beta: Le lettere greche in Occidente. Bisanzio-Italia-Europa», un percorso attraverso la risonanza universale della lingua greca.
La mostra mette in luce l’evoluzione nel tempo, la diffusione e la profonda influenza della lingua e della letteratura greca nella formazione della civiltà europea, ed è sostenuta dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura ad Atene.
Essa costituisce la continuazione della mostra italiana Alpha Beta: Apprendere il greco in Italia (1360-1860) / Learning Greek in Italy, presentata nel 2023 presso la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. Nella sua versione greca, il racconto si amplia e segue il percorso della lingua greca da Bisanzio verso l’Italia e da lì in tutta Europa, estendendo il proprio quadro narrativo fino ai giorni nostri. Il contenuto attinge alle ricche collezioni librarie della Biblioteca del Parlamento, arricchito da rare edizioni e opere pittoriche provenienti da importanti istituzioni culturali greche — la Pinacoteca Nazionale, il Museo Storico Nazionale, la Biblioteca Nazionale, la Biblioteca Storica della Fondazione «Aikaterini Laskaridi», la Biblioteca Storica di Chio «Korais», la Biblioteca Onassis — nonché italiane, come la Biblioteca Ambrosiana e la Pinacoteca di Brera a Milano.
Il motto latino «Graeca sunt, sed tamen leguntur» (Είναι ελληνικά, κι όμως διαβάζονται /È in greco, eppure si legge) viene messo a confronto in modo giocoso con il motto shakespeariano “it’s Greek to me”, sottolineando la duplice posizione del greco in Occidente: nello stesso momento in cui il greco era percepito come incomprensibile per molti, era anche oggetto di studio sistematico, in quanto lingua per eccellenza dell’educazione, del prestigio e del riferimento culturale e intellettuale.

Dotti bizantini e umanisti italiani. Un incontro cosmico
Sul finire del XIV e agli inizi del XV secolo, i dotti bizantini, portatori di una tradizione filologica ininterrotta da secoli, si incontrarono con gli umanisti italiani in una straordinaria collaborazione intellettuale. La lingua greca divenne la chiave di accesso a Omero, Platone, Aristotele e ai Padri della Chiesa; si affermò come veicolo di educazione, retorica, pensiero politico e scientifico, ma anche di riflessione teologica.
Durante il Medioevo, in Occidente, il greco come lingua parlata sopravviveva in alcune regioni bizantine o già bizantine dell’Italia meridionale e della Sicilia. Sebbene i riferimenti alle lettere greche fino al XIV secolo siano scarsi, già dal IX secolo si osserva un interesse limitato ma progressivo, con traduzioni in latino di opere di Aristotele, Galeno e dei Padri della Chiesa. A partire dal XIII secolo, il contatto con i testi greci diventa più sistematico, mentre risulta decisiva la decisione del Concilio di Vienne (1311-1312) di introdurre l’insegnamento del greco — per lo studio della letteratura cristiana — nelle università di Roma, Parigi, Bologna, Oxford e Salamanca. È lo stesso periodo in cui pionieri dell’umanesimo, come Petrarca e Boccaccio, desiderano ardentemente leggere Omero in originale. Per apprendere il greco, alcuni si rivolgono a dotti di origine bizantina presenti in Occidente, mentre altri viaggiano verso Oriente, a Bisanzio e nella Creta sotto dominio veneziano, per studiare la lingua alla fonte, come Guarino Veronese, che segue il suo maestro Manuele Crisolora a Costantinopoli.
In occasione del Concilio di Ferrara-Firenze (1438-39), ultimo tentativo di unione delle Chiese, dotti bizantini giungono in Italia e contribuiscono a una feconda osmosi culturale tra Oriente e Occidente. Figure centrali sono Giorgio Gemisto Pletone, che stimola il rinnovato interesse per il pensiero platonico, e l’arcivescovo di Nicea, poi cardinale, Bessarione, che raccolse una ricchissima collezione di 752 manoscritti di testi classici, donandola al Senato di Venezia. All’ombra dell’espansione ottomana e soprattutto dopo la caduta di Costantinopoli, molti dotti bizantini emigrano in Occidente. Stabilitisi soprattutto nelle città dell’Italia settentrionale, insegnano la loro lingua madre, copiano manoscritti, fondano scuole, redigono manuali linguistici e curano le prime edizioni a stampa di opere greche: la lingua greca offre così all’Occidente rinascimentale il mezzo per riallacciarsi alle proprie radici.

Manuele Crisolora. Il primo maestro
Rappresentante della cultura dotta bizantina e inviato diplomatico dell’imperatore Manuele II Paleologo in Occidente, alla ricerca di aiuti contro gli Ottomani, Manuele Crisolora inaugura nel 1397 l’insegnamento delle lettere greche in Italia e, più in generale, in Occidente. Su invito del cancelliere della Repubblica fiorentina Coluccio Salutati, insegna per tre anni grammaticam et litteras graecas nello Studium della città. Il suo metodo semplice nell’insegnamento della complessa lingua greca e l’introduzione della traduzione per senso — e non parola per parola — costituiscono le chiavi del suo successo. Attorno a lui si raccolgono allievi entusiasti, umanisti italiani e rappresentanti delle élite politiche, nei quali accende il desiderio di conoscere i testi in originale attraverso l’apprendimento del greco, ma anche l’interesse per la raccolta, lo studio sistematico e la traduzione in latino delle opere greche.
La tipografia di Aldo Manuzio
Dalla fine del XV secolo, l’Italia (Firenze, Milano, Venezia, Padova, Roma) costituì il principale centro della conoscenza del greco in Europa. Qui insegnarono eminenti studiosi, come Manuele Crisolora, Giovanni Argiropulo, Demetrio Calcondila, Giano e Costantino Lascaris, Marco Musuro e altri. Venezia, grazie all’impresa tipografica di Aldo Manuzio, conquistò una posizione quasi monopolistica nella produzione europea del libro greco durante il passaggio dal XV al XVI secolo e si distinse come il più importante centro di diffusione degli stampati greci.
Aldo Manuzio (ca. 1450–1515) fu il primo tipografo del Rinascimento a dedicarsi sistematicamente, e con personale rischio economico, alla pubblicazione di testi greci. Con la fondazione di una casa editrice a Venezia e grazie a una base principale costituita da manoscritti raccolti da umanisti in tutta Europa, nonché alla collezione di manoscritti del suo stretto collaboratore, lo studioso cretese Marco Musuro, offrì, dal 1494 fino alla sua morte nel 1515, edizioni affidabili di opere della letteratura greca antica (Omero, Aristotele, Platone, Erodoto, Tucidide, Senofonte, Sofocle, Euripide, Aristofane ecc.). Inoltre, nel tentativo di sostenere l’insegnamento della lingua greca, pubblicò manuali didattici, come grammatiche e dizionari (di M. Crisolora, C. Lascaris, T. Gaza, G. Crastone e altri), e ne compilò anche uno egli stesso, essendo un eccellente grecista e un filologo perfezionista.

Dall’Italia al resto d’Europa
Nell’Europa occidentale, la diffusione del Protestantesimo rafforzò lo studio del greco come strumento fondamentale per l’accesso diretto al testo originale della Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa. Parallelamente, in diverse regioni (Germania, Francia, Svizzera, Paesi Bassi) si svilupparono tradizioni autonome di conoscenza del greco, senza la presenza diretta di maestri bizantini di prima generazione.
La lingua greca occupa una posizione speciale nella formazione europea, poiché è vissuta come mezzo per comprendere le radici della civiltà europea, ma anche come lingua viva di una nazione moderna, portatrice di una tradizione spirituale. L’Italia rimane uno dei pochi paesi europei in cui gli studenti e le studentesse dell’istruzione secondaria studiano sistematicamente la lingua e la letteratura greca antica, come eredità dell’enfasi storica sulla cultura classica iniziata con il Rinascimento e proseguita fino a oggi. Le cattedre di Studi Neogreci in Italia, l’Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Postbizantini di Venezia, così come la presenza di storiche comunità greche nell’Italia meridionale, hanno mantenuto vivo il legame culturale tra i due paesi e hanno favorito, oltre allo studio della letteratura antica, anche quello della letteratura bizantina e moderna, della storia e della cultura greca.
Lo stesso avvenne anche in altri paesi europei, come la Francia, la Germania, l’Austria, il Regno Unito, la Spagna, i Paesi Bassi, gli stati della penisola balcanica e i paesi scandinavi, ma anche in tutto il mondo, dove università e istituti offrono percorsi strutturati di studi classici e neogreci oppure corsi di lingua greca moderna, spesso in collaborazione con enti culturali e comunità greche.
Le lingue parlate in primo piano
Le lettere greche in Occidente, tuttavia, non si limitarono all’antichità classica. Dizionari, grammatiche e manuali multilingue registrarono le varietà parlate, la lingua dei mercanti, dei marinai, dei diplomatici e dei viaggiatori, mettendo in luce la continuità, l’adattabilità e il dinamismo della lingua greca nel corso dei secoli.
Questi manuali erano indispensabili sia per l’educazione delle comunità greche dell’Europa occidentale e centrale, sia per la comunicazione degli utenti quotidiani della lingua (mercanti, marinai, diplomatici, viaggiatori e missionari) nel Mediterraneo orientale e nei territori dell’Impero ottomano. Si tratta di una tendenza che si inserisce nella più ampia affermazione delle lingue parlate come lingue di alfabetizzazione in Europa, iniziata gradualmente a partire dal XIII secolo, accelerata nel XV secolo e istituzionalizzata nel XVI secolo.
La lingua greca, antica e popolare, è stata e rimane un fondamento dell’identità spirituale europea; una lingua che continua a essere letta, insegnata e a ispirare.
La mostra è stata inaugurata dal Presidente del Parlamento ellenico, il sig. Nikitas M. Kaklamanis, il 9 febbraio 2026, in occasione dell’istituzione della Giornata Mondiale della Lingua Greca da parte dell’UNESCO. Rimarrà aperta fino alla fine di giugno 2026.
Il Parlamento ellenico offre la possibilità di visite guidate organizzate per il pubblico.
👉 Informazioni e prenotazioni delle visite guidate qui
Per i contributori della mostra e una selezione dei principali pezzi esposti, si veda l’articolo in inglese pubblicato su Greek News Agenda.




