danpicpr 300x300Punto Grecia ha fatto un’intervista a Dan Gillmor, relatore ospite del Convegno #RetreatConference2016 (Atene, Settembre 23-25, 2016)

PG: Il tema centrale del #RetreatConference2016 (Atene, Sett. 23-25, 2016) era se il giornalismo digitale può essere la risposta alla crisi dei media tradizionali. Quali erano le principali conclusioni del convegno e qual è la sua opinione personale in merito?

DG: La tecnologia digitale si associa al tipo dello strumento che useremo per creare e distribuire il giornalismo nel futuro, con pocche eccezioni. Non c’è un’alternativa reale e dobbiamo accogliere questo sviluppo in gran parte. Gli oratori di questo convegno hanno affrontato molti da questi argomenti, includendo la qualità e il finanziamento del giornalismo. Invece, sono preoccupato per il modo in cui pagheremo per questo. Per me è una delle questioni più importanti che affrontiamo, anche se non l’unica. Tutti siamo stati d’accordo su una cosa: la necessità per un giornalismo eccellente in un mondo dove siamo inondati con disinformazione, propaganda senza etichetta,etc.

PG: Il suo libro “We the Media- Grassroots Journalism by the People, for the People” è diventato una specie di Bibbia per quelli che credono che l’internet può cambiare il giornalismo per il meglio, siccome esiste una nuova generazione di giornalisti grassroots ( giornalismo partecipativo- dei cittadini) che si occupano delle notizie. A che punto siamo adesso? Come vede l’evoluzione del giornalismo dei cittadini nel futuro e quali sono le sfide?

DG: Le cose le più importanti che sono cambiate dopo la pubblicazione del libro sono: a) l’ascesa dei media sociali con un impatto enorme su tutti, b) una ricentralizzazione delle communicazioni che ha dato un gran parte del controllo su quello che facciamo e diciamo online a corporazioni e governi. I media sociali hanno avuto un impatto positivo: hanno dato alle persone modi facili per trovare, connettersi ed essere in contatto con gente e argomenti di cui si interessano. Facebook in particolare è anche pericoloso a causa delle sue enormi dimensioni, perché è diventato lo spazio predefinito a cui ci si rivolge per i loro discorsi e le notizie. Questo potere non può essere gestito da una sola compagnia. Il controllo aziendale e governativo su Internet rappresenta in generale una minaccia maggiore. Il giornalismo dei cittadini intanto procede, allo stesso tempo, in maniera buona ma anche meno utile. La capacità di gente comune di partecipare in un ecosistema che li aiuta a capire meglio il loro mondo non è stata mai più ampia. Sempre più persone usano gli strumenti democratizzati della communicazione in questo modo e sono molto contento che questa tendenza continua a rafforzarsi.

PG: Nel 2009, ha pubblicato Mediactive, un libro sull’alfabetizzazione ai media digitali digitali. Quali sono i principii di base e le linee guida morali per quello che si chiama oggi nuova alfabetizzazione ai media digitali?

DG: I principii di base per i consumatori sono: lo scetticismo (essere scettico su di tutto); il giudizio (però non essere scettico su di tutto allo stesso modo); fare domande; uscire dalla propria «zona di sicurezza» per sapere di più; capire come sono creati e usati I media per influenzare gli altri. Per quelli che creano i media –lo possiamo fare tutti basta che conosciamo come usarli- aggiungo ai principii sopramenzionati qualche tipica nozione giornalistica: accuratezza, precisione, oggettività, indipendenza più trasparenza. Sono vitali, secondo me, per tutti noi. Se capiamo i principii, possiamo usare una varietà di strategie e strumenti per avere più conoscenze.

PG: L’enfasi sulle capacità tecniche necessarie quando si lavora al giornalismo di dati e quello digitale potrebbe ridurre la qualità del lavoro giornalistico? (la ricchezza della lingua, la selezione delle notizie, la presentazione, la ricerca)

DG : Si tratta di capacità complementari e non competitive. Il giornalismo di dati e il giornalismo digitale possono migliorare le pratiche tradizionali e in molte occasioni lo fanno.

PG : Ci può dire di più sul suo ultimo progetto “Permission Taken”?

DG: Come ho sottolineato prima, sono sinceramente preoccupato della ricentralizzazione della tecnologia e delle comunicazioni e ritengo che –per quanto riguarda noi che ci troviamo ai bordi delle reti che formano l’internet- dobbiamo lavorare molto per riconquistare il controllo dalle grandi imprese e dai governi. Dovrei chiarire che siamo stati noi a dare parte di questo potere ad essi, per comodità e (spesso per illusione di) sicurezza. Molte libertà fondamentali sono in gioco: la libertà dell’espressione; la libertà di riunirsi e collaborare; la libertà di innovare e tante altre. L’obiettivo del mio progetto e’ di aiutare la gente a comprendere tutto quello che puo’ fare, tanto come individui quanto come membri della comunità affinché gli effetti dannosi di questa ricentralizzazione si invertano.

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