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Nel 1895, D’Annunzio decide di intraprendere un viaggio verso la Grecia: “Andrò in Oriente per cinque o sei settimane: agli scavi di Delfo e di Micene, alle rovine di Troia. Queste visitazioni votive sono richieste dai miei studi attuali. Mi sono rituffato nell’Ellenismo”. Al suo fianco Guido Boggiani, pittore, Georges Hérelle, insegnante di filosofia e traduttore, Pasquale Masciantonio, avvocato e Edoardo Scarfoglio, giornalista e proprietario dello yacht “Fantasia”, a cui bordo i compagni di viaggio attraverseranno nei giorni seguenti il “mare classico”.
 
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Ispirato da questo viaggio, il poeta comporrà negli anni successivi Maia, primo libro delle Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi, che verrà pubblicata nel 1903. Al canto XII del libro, affascinato dall’immagine delle Cicladi e del paesaggio marino, con uno sguardo erotico estasiato, il “Vate” scrive:
 
 
Voluttà, voluttà
d’Ariadne e di Dionìso
commisti sul carro che aggioga
la maculosa pantera
cui l’Amore diè per sorella
una nudità constellata
dai segni del bacio crudele!
Tra il Cretico Mare e il Mirtòo
mollizie insulare, lascivo
sale che ancor bolle e schiumeggia
della sua figlia Afrodite,
amaritudine d’ulve
e di veneficii e di pianti,
ove Pasifàe morta ondeggia
riversa con le sue palme
calde tuttavia del sudore
malvagio, non spenta per anche
la carne che giunta fu all’ossa
come il fuoco al legno del pino !
Ah belle da presso e di lungi
le Cicladi, e molto a me dolci.
 
Maia, Canto XII.
 
 
Stefanos Dimitriadis | puntogrecia.gr

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